L’omaggio
a uno dei più grandi e singolari musicisti americani, Tom Waits, previsto
a Zig Zag, sabato 19 maggio, a partire dalle 17.30 prevede un excursus critico
e biografico con l’aiuto dell’inedita formazione formata da Roberto Rossi (chitarra),
Gabriele Paludetto (chitarra) e Paolo Ronchetti (voce e chitarra). La storia di
Tom Waits comincia come una propaggine della Beat Generation: una vita raminga
tra motel da quattro soldi (il Tropicana, a Los Angeles, entrerà in tantissime
sue canzoni), compagnie pericolose (il triangolo con Chuck E. Weiss e Rickie Lee
Jones farà epoca), alcool, tabacco, vecchie automobili prese in prestito. Un paesaggio
che Charles Bukowksi ha raccontato un'infinità di volte in forma di prosa, di
poesia e con la sua stessa vita. Tom Waits ha cominciato ad elaborarlo in magnifiche
canzoni nel 1973, l'anno di Closing Time, il suo debutto. Tom Waits è già
un cliché: un pianoforte di traverso, un portacenere zeppo di mozziconi e un’ultima
canzone da suonare dopo il closing time, l'orario di chiusura. E’ soltanto l'inizio:
a scadenza regolare (sarà eccentrico fin quanto si vuole, ma è sempre stato puntuale
all'appuntamento con i suoi dischi) arriveranno The Heart Of Saturday Night (1974),
Nighthawks At The Diner (1975), Small Change (1976), Foreign Affairs (1977, con
una splendida celebrazione della Beat Generation in Jack & Neal, ovviamente
dedicata a Jack Kerouac e al suo alter ego, Neal Cassady) fino al romanticissimo
capolavoro di Blue Valentine (1978). E’ proprio quando Tom Waits verrà identificato
con il cantautore delle ore piccole, il pianista che ha sempre una canzone per
i nottambuli e per i vagabondi nati per correre che cominciano i fuochi d'artificio.
Prima si dedica al cinema e alle colonne sonore, prendendo le distanze da un business
(quello discografico) sempre più ottuso e poi si conferma grande inventore di
suoni e di atmosfere. Arrivano percussioni esoteriche, le fisarmoniche dei Los
Lobos, la chitarra di Keith Richards: Swordfishtrombones (1983) con quelle atmosfere
felliniane e quei suoni scarnificati e poi Rain Dogs (1985) il capolavoro assoluto
che gli spalanca le strade verso altri suoni e nuove idee. Eccentrico, pungente,
ironico, romantico. Unico.
Ingresso libero, brindisi finale garantito (più
che mai, per l'occasione).